Himalaya

“Mi son sentito insolitamente felice camminando dietro ad una fila di muli con i loro colorati paraocchi, le vistose nappe di lana rossa ed i campanelli tintinnanti, lungo una strada e in un paese nuovi per me, con la promessa di giorni identici tra loro.Mi e’ sembrato poter continuare per sempre, e che la vita non avesse da offrirmi di meglio che marciare giorno dopo giorno in un paese sconosciuto fino ad una meta inaccessibile”.

H.W Tilman, Nepal Himalaya

..in questa breve frase si raccoglie un po il senso della esperienza himalayana che ho vissuto per la prima volta nel novembre del 2012 per raggiungere il Kalapatthar ed Everest base camp per poi ritornarci nel 2013 nel circuito dell’ Annapurna passando dal Thorong La pass.

Annapurna Thorong la pass m 5416 e valle del kendaki

Ed anche quest’anno sono ritornato in Nepal per effettuare il giro dell’Annapurna e l’attraversamento del famoso passo, tra i più alti Himalayani, il Thorong La pass.

Siamo partiti in un piccolo pulmino da Kathmandu e dopo sei ore di viaggio decisamente tosto siamo arrivati a Besi Sahar m 750 da dove è iniziato il nostro trekking d’alta quota.

Partendo da Besi Sahar non ci sono stati problemi particolari di acclimatamento inoltre grazie alla professionalità di Diego ci siamo acclimatati perfettamente e tutti abbiamo superato senza problemi l attraversamento del Thorung La pass quota m 5416, l’unica parte del percorso che poteva presentare difficoltà alpinistiche in caso di ghiaccio e neve. Questo passo per buona parte dell’ anno è chiuso per le forti nevicate e tormente inoltre in inverno c’e’ un costante pericolo di valanghe, per fortuna abbiamo trovato delle giornate bellissime ed il passo era solo parzialmente innevato, faceva solo un gran freddo.

Da Besi Sahar abbiamo percorso tutto l itinerario dell Annapurna giungendo a Jomsom Mustang  (m 2710) da dove con un piccolo aereo siamo andati a Pokara e da qui rientrati a Kathmandu.

In quest’ ultima fase del viaggio abbiamo visitato interessanti templi sia lungo il percorso il tempio indu di Manakamana sia a Kathmandu dove sono stato al famoso Paschupatinath sul fiume Bagmati dove avvengono le cremazioni. Sono state due visite molto interessanti che mi hanno aiutato a meglio comprendere la filosofia di questi popoli di credenza Indu e Buddista. Nel corso del viaggio lungo i confini del Tibet e del Mustang abbiamo attraversato paesi bellissimi ed ai nostri occhi si sono aperti scenari imponenti e maestosi che hanno reso più lievi le fatiche del viaggio e del lungo cammino, oltre 150km a piedi di cui buona parte oltre quota 4000. I compagni di viaggi tutti simpatici e valenti trekkers erano Raphael, Evelyn, Tommy, Roberto, Paolo, Daniela, la guida alpina sud Tirol Diego e il sottoscritto. Insieme a noi 4 portatori e l’ amico sherpa Tenji che insieme a Diego ha guidato la spedizione.

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Passaggio del Thorong La pass m 5416 slm

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Porters e mountaineering porters

con questa serie di foto ho voluto fare un omaggio ai portatori di vario genere, i mountainreering porters, i portatori che pedalano per Kathmandu portando a spasso i turisti ed infine il portatore per eccellenza lo yak.

Grazie ai mountaineering porters  sono state compiute le grandi imprese himalayane, si dice che molti grandi alpinisti , stremati dalla fatica, sono stati portati giù nelle loro ceste e che non avrebbero mai raggiunto i loro obiettivi se non ci fossero stati loro ad aiutarli.

Prima di diventare guide sherpa solitamente si  inizia come portatori per poi diventare portatori di alta quota.

I porters nepalesi sono bravissimi portano pesi notevolissimi su terreni difficili e strapiombanti senza incertezze, a parte i portatori di alta quota ben equipaggiatio dai team delle spedizioni commerciali, la maggior parte di porters svolge il proprio lavoro con materiali modesti, ho visto alcuni di loro camminare con semplici ciabatte e con carichi incredibili.

Novembre-Dicembre 2012 – Valle del Khumbu – Kalapatthar m 5640 e campo Base Everest

dalla vetta del Kalaphattar  m 5564, dalla quale è stato girato questo breve movie che non ho tagliato nelle parti fuori inquadratura in quanto rendono meglio l’emozione del momento, il panorama è fantastico ed il freddo intenso ma gli oltre -15gr non si avvertono in quanto siamo colpiti dal Sagharmata (il dio del cielo), così viene chiamato l Everest dagli Sherpa.

un grazie al mio amico guida Diego Zanesco e Tenji sherpa che mi hanno fatto vivere grandi emozioni in questa bella spedizione nella lontana valle del Khumbu.

… dal Kalapatthar si può godere una delle .vedute più belle dell’arco Himalayano.

Dal campo  base non si scorge l Everest ma occorre superare l’ icefall una delle zone più pericolose dell’ascesa ed arrivare al 1° campo base o advanced base camp m 6065.

Gli alpinisti che vogliono scalare l’everest trascorrono un paio di settimane al campo base per acclimatarsi all’ altitudine. Durante questo periodo gli sherpa e alcuni alpinisti della spedizione installano le corde e le scale nel pericoloso ghiacciaio del Khumbu e blocchi di ghiaccio mobili lo rendono uno dei tratti più pericolosi dell’intera ascesa della via normale da sud: molti alpinisti e sherpa, infatti, vi hanno perso la vita. Per ridurre il rischio, gli alpinisti di solito cominciano la loro ascesa prima dell’alba. Una volta che la luce solare raggiunge il ghiacciaio il pericolo aumenta notevolmente. Sopra l’ icefall si trova il campo I, detto anche advanced base camp (ABC), a quota 6 065 m.

Atterraggio a Lukla – Himalaya

Atterraggio da brivido all’aeroporto himalayano di Lukla considerato tra i più pericolosi del mondo

l’ atterraggio all ‘ aeroporto di Lukla (m 2800 slm), fa subito comprendere le difficoltà del viaggio himalayano. Il piccolo bimotore atterra quasi in picchiata su un fazzoletto di terra di appena 200m. I voli sono a vista e basta sol qualche nuvola per interromperli, in caso di mal tempo si può sostare a Lukla anche un mese, noi abbiamo sostato un giorno ed è andata bene, l alternativa sono 5 gg di cammino e 8h di pulman.

Andando verso Manang

Le strade in Himalaya sono decisamente impressionanti e spesso si percorrono in jeep delle cenge che fanno decisamente paura.

the great Tenji, my dear friend

il mio caro amico Tenji sulla vetta dell’Everest, è la seconda volta la prima senza ossigeno insieme ad Ueli Steck uno dei grandi alpinisti del momento, di cui tenji fa parte dello staff.

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